L’Assessore Volpini spiega cos’è “La Comunitàeducante”

Si chiama “Comunità educante” e racchiude tutti i servizi per l’infanzia presenti nel territorio di Senigallia. Pubblici e privati. C’è voluto un un anno per riuscire a costruire una rete di attività rivolte ai bambini nella fascia d’eta tra gli zero ed i tre anni, il periodo più delicato, quello in cui le famiglie hanno bisogno di sostegno ma anche di garanzie sulla professionalità degli operatori e sulla qualità delle strutture. Nei giorni scorsi la giunta di Senigallia ha approvato una proposta di delibera che deve passare prima in commissione e poi essere sottoposta all’approvazione del Consiglio comunale che prevede una convenzione con i centri per l’infanzia gestiti da privati per consolidare il servizio offerto alle famiglie senigalliesi.

Assessore Fabrizio Volpini, qual è l’obiettivo primario che si propone questa convenzione?

“Innanzitutto aumentare i posti nelle strutture per la prima infanzia e arrivare a garantire il servizio a trecento bambini. Quando si è insediata la giunta Angeloni c’erano disponibili solo 60 posti nei nidi di via Pierelli e alle Saline. Noi abbiamo realizzato la terza sezione di Cannella con 37 posti e potenziato le altre due strutture fino ad arrivare a 42 posti in ogni asilo per un totale di 121 posti. Nel frattempo abbiamo aperto anche due spazi per bambini alla Cesanella e a Montignano per un totale di 45 posti. Per il 2008 ci prefiggiamo di arrivare a 200 posti nelle strutture pubbliche aumentando ulteriormente la capienza degli asili nido esistenti e aprendo un terzo spazio bambini nella scuola Berardi di Marzocca con 25 posti. E’ un progetto già finanziato dalla Regione”.

Cosa è la comunità educante?

“In città negli ultimi anni sono aumentate le strutture private dedicate alla prima infanzia. L’amministrazione comunale ha pensato di lavorare attorno ad una speciale convenzione che potesse trasformare queste realtà in una vera e propria risorsa del patrimonio educativo locale. In sostanza il Comune sosterrà questi centri privati con una quota di 630 euro annui a bambino per l’orario 7.30-17 e con 500 euro all’anno a bambino per l’orario che va dalle 7.30 alle 14. In questa maniera garantiamo un servizio più esteso prevedendo di raggiungere un tasso di copertura del fabbisogno pari al 34% e cioè maggiore di quello contenuto nel trattato di Lisbona, che è del 33%”.

Cosa prevede il progetto?

“Verrà redatta una carta dei servizi che prevede le modalità organizzative delle strutture, quindi il calendario scolastico e gli orari di apertura e chiusura del servizio. Il Comune sovraintenderà sulle attività di formazione degli operatori, sul sostegno alle attività didattiche e all’attivazione di un coordinamento pedagogico territoriale. Ci saranno anche dei momenti di incontro e di confronto tra genitori e bambini per garantire il benessere e lo sviluppo psico-fisico e sociale dei piccoli che frequentano i centri”.

E’ stato difficile raggiungere l’intesa?

“C’è voluto un anno di lavoro per mettere a punto questa convenzione soprattutto per arrivare ad un progetto di qualità che prevede appunto la formazione integrata di tutto il personale integrato e l’ascolto delle famiglie. Adesso il piano verrà sottoposto alla commissione consiliare e poi dovrà essere approvato dal Consiglio, ma confido che l’Assise riconosca la validità di questa intesa unica nel nostro territorio”.

Una risposta a “L’Assessore Volpini spiega cos’è “La Comunitàeducante”

  1. E’ una buona notizia, considerato che la domanda dei servizi per la primissima infanzia è rimasta per lungo tempo disattesa a causa dell’insufficienza dei posti all’interno delle strutture comunali. Ma quello che ci ha lasciati perplessi è stata la risposta che l’Assessore Volpini ha dato sul significato di “comunità educante”.

    Infatti, si fa riferimento all’ampliamento dei soggetti convenzionati e al sostegno economico oltre che formativo e professionale che questi avranno dal Comune per svolgere nel migliore dei modi questo delicato servizio educativo. Poiché siamo particolarmente sensibili all’argomento vorremmo precisare che la ‘comunità educante’, in cui tutti concorrono all’educazione dei piccoli (famiglia, Scuola, Isituzioni Comunali e sanitarie, altre agenzie educative), collaborando e cooperando insieme, superando l’eventuale sospetto verso la diversità dei ruoli, è qualcosa che in questa città non esiste ancora e crediamo che non ce ne sia neanche l’inizio.

    La ragione è molto semplice. Una delle componenti principali di questa comunità educante, ossia la famiglia, è ancora vista ancora come destinataria di un servizio che compra ed usa per i suoi scopi (lavoro, libertà personale, impegni di varia natura). Quindi gli erogatori di questo servizio neanche si sognano di chiederle una qualche forma di partecipazione finchè qualcuno glielo chiede. Ma il problema è anche un altro, e cioè la famiglia non è neanche sollecitata a partecipare alla vita educativa dei propri figli quando non sono a casa, perché nessuno ha ancora un’idea su come farlo.

    La conclusione è che, quindi, non si può parlare di “comunità educante”, bensì solo di allargamento del numero degli erogatori di un servizio. Vorremo aggiungere che se vogliamo cominciare a gettare le basi per la costruzione di una “comunità educante” bisogna che le Istituzioni pensino seriamente ad individuare degli spazi di condivisione e di ascolto delle istanze familiari, questione che ormai da diversi mesi sollecitiamo ma della quale nessuno ancora ha il tempo di dare una risposta.

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