Le scarpe strette della Gelmini

Sarà pure una legge per niente concertata, ragionieristica e anacronistica, ma è una legge che sta correndo come la Frecciarossa e che ci vede ormai tutti coinvolti, Famiglie ed Istituzioni. Ma veniamo ai fatti.

Il verbale dell’incontro del’11 dicembre tra Governo e Sindacati, avente ad oggetto l’illustrazione delle linee guida dei provvedimenti attuativi della Legge 133/2008, chiarisce definitivamente che il modello attuale (team-teaching) è finito e che il tempo scuola oltre alle 24 ore rimane con le estensioni a 27, 30 e 40 ore. In pratica, il maestro unico rimane, eccome! e lo si troverà già dall’anno scolastico prossimo sempre che le famiglie lo richiedano espressamente, altrimenti si chiamerà maestro prevalente perché nel caso delle 40 ore (tempo pieno) saranno due gli insegnanti che si divideranno la classe non più in compresenza.

Quindi c’è poco da tornare indietro, come l’Onda nelle ultime settimane ha fortemente auspicato, perché a questo punto bisogna rimboccarsi le maniche affinché la qualità della scuola sia comunque assicurata a tutte le famiglie, anche per quelle che decidano l’orario minimo, ossia la frequenza solo antimeridiana. Tuttavia, c’è da chiedersi perché la famiglia dovrebbe decidere di far frequentare la scuola solo al mattino rinunciando a quegli orari prolungati e ricchi di attività a cui sono già abituati fin dalla scuola dell’infanzia? La domanda è legittima ma la risposta è altrettanto semplice, in quanto le esigenze pratiche dei genitori, legate agli orari di lavoro, possono essere anche molto differenziate; quindi, potrà essere richiesto l’orario breve così come l’orario prolungato, ma rimarrà comune a tutti i genitori, l’aspettativa di ritrovare i figli, all’uscita di scuola, “migliori” di come li hanno lasciati.

Quello che in queste ultime settimane abbiamo ascoltato è stata la voce di quelli che sempre difenderanno l’impostazione modulare (due insegnanti su tre classi) in quanto didatticamente più ricca ed articolata, ma è accaduto che le famiglie, coinvolte come grimaldello per ribaltare una situazione delineata da un Ministro d’impostazione diversa, abbiano momentaneamente smarrito quello che loro effettivamente vogliono.

A tanti genitori interessa che, aldilà di quanto i governi decretino sulla scuola e soprattutto sul tempo che vi si trascorre, i loro figli alla fine di un ciclo di studi dovranno pur presentarsi alle scuole successive con determinate caratteristiche. Non la quantità delle cose che si fanno, quindi, ma quello che serve alla loro crescita. Questo deve essere assolutamente chiaro nei ragionamenti che le Istituzioni dovranno fare ai genitori al momento della scelta; in effetti, non si è capito bene se quando si parla di “orientare le famiglie” nella scelta si intenda spingerle verso una certa direzione o appunto si voglia fare in modo di lasciarle veramente libere di optare.

Su questo, ci preme dirlo, vigileremo molto.

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