Il bicchiere mezzo pieno dei servizi per l’infanzia

Il report di gestione 2005/2009 sulle opere realizzate, i servizi attivati e le iniziative promosse dalla uscente Amministrazione, che abbiamo avuto modo di leggere e commentare, ci consente di esprimere alcune considerazioni.

Naturalmente, le osservazioni verteranno sulle questioni che conosciamo meglio, e con il presente contributo cominceremo dai servizi per l’infanzia.

Concordiamo con l’Amministrazione quando parla di buona qualità dei servizi per l’infanzia 3-36 mesi, qualità espressa sia in termini di forte aumento della capacità ricettiva delle strutture sia pubbliche che private, sia di miglioramento della refezione scolastica e sia di competenza del personale e dell’offerta educativa nel suo insieme.

Tuttavia, crediamo che la percentuale del 33% di copertura del servizio, benché rispettabile, non sia nel breve destinata a crescere più di tanto. Pertanto, ci siamo chiesti come sarà possibile rispondere alla richiesta di quelle famiglie che per una serie di motivi non riescono ad entrare nelle strutture esistenti e quindi costrette ad ‘arrangiarsi’. La futura Amministrazione non potrà scansare il bicchiere mezzo vuoto che le si parerà davanti.

La nostra riflessione si è posizionata, quindi, sulla rete parentale e su quella delle conoscenze familiari che spesso sostengono le famiglie quando i servizi non esistono o non sono ancora sufficienti. Una giovane nonna o una zia, un’amica inoccupata che non ha più figli piccoli da accudire, una conoscente che sbarca il lunario facendo la baby-sitter sono alcuni casi da prendere in considerazione per lo sviluppo di una rete di servizi complementari a quelli già esistenti.

La nostra ricerca si è focalizzata, quindi, su esperienze straniere (Tagesmutter tedesca) e di alcune italiane come Trento e Roma. In sintesi, le questioni da verificare sono due. La prima è quella di sapere se vi sono persone che sono interessate ad un’occupazione che concili lavoro e famiglia; la seconda, invece, è quella di verificare se vi sono mamme che sono alla ricerca di personale qualificato a cui affidare il bambino, magari in un ambiente più domestico.

L’incontro tra queste due tipologie di persone fa sì che si possa realizzare un micro-nido domiciliare con la presenza di almeno cinque bambini. Questa modalità, tuttavia, sembra essere non così semplice da realizzare per due ordini di motivi. Il primo riguarda la formazione della “mamma di giorno” che aldilà del fatto sia già una mamma, la gestione di un gruppo di bambini sotto il profilo educativo ha bisogno di un’adeguata formazione; il secondo, sono i costi e l’organizzazione del servizio. Tuttavia, come è successo in altre città che hanno attivato un micro-nido, la collaborazione con gli enti e il privato sociale è stato determinante. Per esempio, la Provincia di Roma ha curato la formazione delle mamme e la gestione è stata affidata ad una cooperativa sociale.

Allora, crediamo che una seria riflessione su questo tipo di servizio ai bambini piccolissimi debba essere fatta, e al più presto, anche in considerazione di nuove opportunità di lavoro che si offrirebbero a molte mamme.

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