Quaderni Age: HBSC e i ragazzi dello ‘schiantino’

Il 2012 non è iniziato bene per una ragazzina di 14 anni, soccorsa la notte di San Silvestro dai sanitari del 118, per essere stata trovata in coma etilico nei pressi di un locale da ballo del lungomare di Marina. Per fortuna se l’è cavata bene, ma ci lascia particolarmente preoccupati la diffusione di questo fenomeno che colpisce soprattutto la fascia di età 11-15 anni.

L’indagine internazionale HBSC (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare) è stata realizzata nelle Marche nel biennio 2009-2010, coinvolgendo anche alcune scuole medie inferiori e superiori della nostra città. Questo studio ha lo scopo di descrivere e comprendere fenomeni e comportamenti correlati alla salute nella popolazione pre-adolescente di 11, 13 e 15 anni, inclusi quelli a rischio, dovuti all’assunzione di sostanze nocive (alcol, fumo, droga).

Per esempio, relativamente al consumo di bevande alcoliche, nei giovani marchigiani si rileva un ‘consumo regolare’ (il consumo di almeno un tipo di bevanda alcolica una volta la settimana) nel 6% dei ragazzi di 11 anni, nel 10% dei ragazzi di 13 anni e nel 28% dei ragazzi di 15 anni.
Questo significa che, secondo i criteri dettati dall’OMS e dall’Istituto Superiore di Sanità, queste singole percentuali corrispondono a bevitori a rischio. Infatti, chi inizia a bere prima dei 15 anni pare che possa sviluppare un’alcoldipendenza in età adulta almeno 4 vote superiore a chi inizia più tardi. Inoltre, circa 1 caso su 5 di intossicazione alcolica acuta, che viene trattato d’urgenza al Pronto Soccorso, riguarda ragazzi di età minore di 14 anni.
Inoltre, sempre secondo i dati dello Studio HBSC a 11 anni il 4% dei ragazzi si è già ubriacato almeno una volta, a 13 anni la % dei ragazzi che si sono ubriacati almeno una volta sale all’8%, a 15 anni la suddetta percentuale sale al 28%!!! (il 72,1% dichiara di non essersi mai ubriacato; il 12,65% dichiara di essersi ubriacato una sola volta; il 10% si è ubriacato dalle 2 alle 3 volte; il 3,1% si è ubriacato dalle 4 alle 10 volte e il 2,1% dichiara di essersi ubriacato più di 10 volte nella vita).

Di fronte a questi numeri crediamo sia doveroso riflettere su quanto si stia facendo per arginare questo fenomeno angosciante. Ad oggi, oltre la famiglia, gli operatori sociali, scolastici e sanitari, sul fronte dell’integrazione e delle sinergie, non è che stiano dando grande prova di sé nel gestire questa emergenza. I nostri ragazzi ci raccontano spesso di come i loro compagni spesso si trovino a vivere queste ubriacature in totale assenza di aiuto, fatta eccezione delle cure del 118 dove devono essere trasportati d’urgenza.

Eppure, vi è un programma suggerito dallo studio citato che porta il nome di UNPLUGGED, che riguarda la prevenzione del consumo di sostanze tramite l’intervento degli insegnanti e che andrebbe attivato in età scolare compresa tra i 12 e i 14 anni.
Tale programma, di cui si sa molto poco, dovrebbe essere realizzato dalla Scuola d’intesa con l’ASUR (dipartimenti per la prevenzione e la dipendenza) e si pone l’obiettivo di:

favorire lo sviluppo e il consolidamento delle competenze interpersonali (‘life skills’);
sviluppare e potenziare le abilità intrapersonali;
correggere le errate convinzioni dei ragazzi sulla diffusione e l’accettazione dell’uso di sostanze psicoattive;
migliorare le conoscenze sui rischi dell’uso di tabacco, alcol e sostanze psicoattive e sviluppare un atteggiamento non favorevole alle sostanze.

Intanto, ma di questo parleremo in un’altra occasione, in quanto tocca l’aspetto repressivo del fenomeno, assistiamo ancora ad un controllo blando sui gestori che continuano a vendere e a preparare drinks a ragazzi ancora privi di ogni buon senso.