La Settimana di Riduzione dei Rifiuti disconosce l’importanza dei pannolini lavabili

La Settimana di Riduzione dei Rifiuti disconosce l’importanza dei pannolini lavabiliE’ evidente che la questione dei pannolini lavabili ormai non interessa nessuno, Assessore alla Città Sostenibile e CIR 33 in primis, vanificando così il nostro tentativo di voler mettere in rete le Istituzioni locali per una diversa strategia d’introduzione nelle famiglie di un prodotto eco-sostenibile.

La settimana di riduzione dei rifiuti, che poteva essere una buon occasione per svolgere ‘l’azione’, è iniziata, infatti, senza che venisse in alcun modo valorizzata e messa a frutto la proposta della nostra Associazione. L’azione, costruita anche grazie al contributo dei servizi di ostetricia dell’ASUR 4, individuava negli operatori delle strutture sanitarie (pediatriche, ginecologiche, consultoriali) ed educative (asili nido) i destinatari della formazione all’utilizzo dei pannolini lavabili. La messe informativa prodotta negli ultimi anni, anche nella nostra provincia (manifesti, siti web, brochure anche plurilingue) sull’utilizzo del pannolino (tipologie, caratteristiche, qualità, modalità d’uso) ha riguardato molto spesso l’utilizzatore finale, ossia la famiglia. Essendo un prodotto ‘sensibile’ che richiede scelte consapevoli da parte dei genitori, si è pensato che l’azione dovesse, innanzitutto, svilupparsi all’interno di quei contesti dove si instaura un rapporto di consulenza sanitaria, psicologica, educativa con le famiglie dei bambini.

Quindi, dal 21 al 25 novembre, l’azione prevedeva la sensibilizzazione e la condivisione di questo prodotto con gli operatori dei vari servizi, organizzando quattro incontri su:
1) Prodotto. Caratteristiche, tipologie, qualità, marchi, prezzi, a cura di un produttore di pannolini.
2) Pannolini e Ambiente. Confronto tra pannolini usa e getta e quelli lavabili. Costi ambientali e vantaggi economici a cura del CIR 33.
3) Il rapporto con i genitori. Consulenza pediatrica, aspetti psicologici ed educativi a cura di un pediatra.
4) Question Time. I genitori rispondono. L’intervento è a cura di una ‘famiglia esperta’.

L’azione, in definitiva, era impostata con l’obiettivo di formare ‘formatori’ competenti, mettendo a disposizione delle strutture socio-sanitarie anche un certo numero di kit di pannolini da poter poi utilizzare nelle sessioni formative dedicate alle famiglie.
Forse non tutti sanno che nei primi due anni e mezzo di vita del bambino si effettuano circa 5000 cambi, pari a 1 tonnellata di rifiuti indifferenziabili. I pannolini gettati rappresentano fino al 10% di tutti i rifiuti urbani e sono la terza voce in quantità di rifiuti domestici; non sono riciclabili e di difficile smaltimento. L’incenerimento dei pannolini comporta l’emissione di gas tossici mentre nelle discariche impiegano circa 500 anni per decomporsi; qui i batteri e i virus presenti possono diffondersi attraverso insetti e roditori o arrivare a contaminare le falde acquifere. Per produrre i pannolini usa e getta vengono impiegati notevoli quantità di prodotti chimici (plastica, idrogel e sbiancanti). Per garantire l’assoluta impermeabilità vengono adottati materiali sintetici che a causa del loro surriscaldamento provocano la sudorazione della pelle e possibili irritazioni ed allergie. Infine, i silicati e i gel super assorbenti danno una sensazione di asciutto che non permette il riconoscimento del bagnato da parte del bambino ritardandone il rilascio.

Tutte queste caratteristiche diremmo negative i pannolini lavabili non le hanno. Infatti, per quanto riguarda lo smaltimento essi possono essere gettati nell’organico essendo completamente biodegradabili, in più quelli lavabili si riutilizzano fino alla loro definitiva dismissione ed addirittura trasferiti ai fratelli nati dopo.

Il sacchetto di carta Sumus: istruzioni per l’uso e dove trovarlo

SUMUSIl nuovo contributo riguarda il corretto uso del sacchetto di carta per l’umido “SUMUS” e alcune indicazioni su dove è possibile trovarlo.

La presentazione sulle istruzioni per l’uso ci è stata gentilmente concessa da Renato Fancello, Responsabile dello sviluppo prodotti dell’ASPIC, l’azienda che produce il sacchetto. (file.pdf)

Per quanto riguarda, invece, i luoghi, ove è possibile approvvigionarsene gratuitamente (ma solo per i cittadini residenti nei quartieri Saline, Ciarnin, Marzocca e Montignano), sono gli Sportelli CIR di Saline e Marzocca negli orari prestabiliti; mentre i negozi ove è possibile acquistarli a un prezzo molto vantaggioso, sono: EMPORIO ALCATRAZ Via Testaferrata (p.zza Duomo), EDICOLA DEL MARE di S. Tranquilli (Ponte Rosso) LA BOTTEGA DELLA TONINA (Ufficio Postale delle Saline, Via delle Viole)

Il pannolino ecologico. Intervista a Laura Ciarloni

“Le Politiche per la famiglia hanno bisogno di una micro-progettualità intensa che coniughi le molteplici esigenze di una famiglia con l'ambiente in cui vive”.

Intervistando la Signora Laura Ciarloni, esperta di prodotti per l’infanzia, ho voluto mettere in evidenza quanto sarà importante incentivare la scelta del pannolino ecologico per una serie di ragioni economiche, sanitarie, sociali ed ambientali. 

Quali sono le caratteristiche del pannolino ‘usa e getta’ e che differenza c’è con quelli ecologici e lavabili?

Forse non tutti sanno che nei primi due anni e mezzo di vita del bambino si effettuano circa 5000 cambi, pari a 1 tonnellata di rifiuti indifferenziabili. I pannolini gettati rappresentano fino al 10% di tutti i rifiuti urbani e sono la terza voce in quantità di rifiuti domestici; non sono riciclabili e di difficile smaltimento. L’incenerimento dei pannolini comporta l’emissione di gas tossici mentre nelle discariche impiegano circa 500 anni per decomporsi; qui i batteri e i virus presenti possono diffondersi attraverso insetti e roditori o arrivare a contaminare le falde acquifere. Per produrre i pannolini usa e getta vengono impiegati notevoli quantità di prodotti chimici (plastica, idrogel e sbiancanti). Per garantire l’assoluta impermeabilità vengono adottati materiali sintetici che a causa del loro surriscaldamento provocano la sudorazione della pelle e possibili irritazioni ed allergie. Infine, i silicati e i gel super assorbenti danno una sensazione di asciutto che non permette il riconoscimento del bagnato da parte del bambino ritardandone il rilascio. Tutte queste caratteristiche diremmo negative i pannolini ecologici non le hanno. Infatti, per quanto riguarda lo smaltimento essi possono essere gettati nell’organico essendo completamente biodegradabili, in più quelli lavabili si riutilizzano fino alla loro definitiva dismissione ed addirittura trasferiti ai fratelli nati dopo. 

Quali altre caratteristiche positive presentano questo tipo di pannolini facendo riferimento soprattutto a quelli riutilizzabili.

Questi pannolini si lavano con il resto del bucato con un semplice detergente senza ammorbidenti disinfettanti o altri prodotti chimici. Possono essere di taglia unica nel senso che ci sono degli automatici che ne regolano la misura man mano che cresce, oppure taglie che vanno da un minimo di peso ad un massimo. Sono fatti in fibra di bambù, materiale naturale superassorbente e traspirante, che si ammorbidisce ad ogni lavaggio. Il cambio è altrettanto rapido così come per quello usa e getta.

Quale è l’opinione delle utilizzatrici?

Le mamme si stanno avvicinando gradualmente all’uso di questa tipologia di pannolini, perché è cresciuta la loro sensibilità culturale verso l’ambiente, perché in più di un’occasione hanno ricevuto prima del parto le informazioni necessarie sulla qualità del prodotto e perché sono state sensibilizzate a farne un uso consapevole. Il passaggio dall’usa e getta a quello lavabile non è scontato né automatico, soprattutto perché le neo-mamme quando tornano a casa hanno bisogno, per la propria tranquillità, di prodotti di immediato e facile utilizzo. Comunque, sta crescendo l’uso del lavabile soprattutto perché alla base c’è una seria e paziente opera di coinvolgimento da parte sia delle strutture sanitarie che di quelle commerciali specializzate. Una costante e diffusa campagna informativa a supporto, tuttavia, sarebbe necessaria e auspicabile.

 I costi sono sostenibili? Un contributo alle famiglie per favorirne l’uso sarebbe gradito?

Parliamo soprattutto di costi iniziali. Naturalmente, per i primi tempi, dovendo consentire il ricambio continuo (6-8 al giorno), sarebbe necessario un kit di almeno 10-15 pannolini che, a seconda delle marche, oscillerebbe tra i 180 e i 260 euro. Tuttavia, questo investimento iniziale sarebbe ben ripagato alla fine perché il risparmio risulterebbe intorno ai 2000 euro. Regalare un kit all’inizio sarebbe un sostegno molto apprezzabile ma anche un incentivo ad utilizzare un prodotto che dia sollievo all’ambiente in termini di costi per la raccolta e lo smaltimento da parte dell’Ente.  

Sumus, il primo sacchetto per l’umido in carta riciclata

Il sacchetto in carta riciclata SUMUS®, al momento distribuito sperimentalmente presso gli Sportelli CIR di Saline e Marzocca, è un ri-prodotto, realizzato con materiali provenienti al 100% dalla raccolta differenziata.

La realizzazione di imballi alternativi agli attuali che abbiano il minor impatto ambientale possibile pare sia una necessità impellente per la nostra società, per realizzare uno sviluppo ecocompatibile e responsabile. Lo scopo, quindi, è quello di estendere l'impiego dei materiali biodegradabili e compostabili anche agli imballi. Oggi in Italia, inoltre, esistono più di 250 siti di compostaggio che producono migliaia di tonnellate di compost di qualità che arricchiscono i nostri terreni. L'utilizzo del sacchetto in carta migliora la qualità del compost e inoltre apporta vantaggi alla gestione del sito di compostaggio.

Il sacchetto è prodotto dalla ASPIC, Azienda Speciale per il Compost nata nel 2005 per realizzare imballaggi biodegradabili e compostabili per i rifiuti. Nato dall’esperienza scandinava e mitteleuropea con il tempo è stato migliorato in molte parti per permettere all’utenza un più pratico e confortevole utilizzo. Il sacchetto è prodotto con carta riciclata al 100% ed è trattato per essere resistente all’umido (certificazione ISEGA per la compostabilità).

L’utilizzo della carta, a differenza della plastica (mater-bi), consente un notevole passaggio d’aria che permette al rifiuto organico di iniziare da subito la sua fase di compostaggio (il rifiuto si riscalda fino a 45° e l’acqua, anziché percolare, evapora). In questo modo il rifiuto non marcisce e non crea cattivi odori. Questa specialità consente anche di diminuire l’odore del rifiuto conferito al compostatore con minore disagio sociale per la popolazione che risiede nelle zone limitrofe al sito di compostaggio. Infine, il rifiuto organico urbano è generalmente scarso di fibre e ricco di prodotti precotti e grassi. L’utilizzo della carta, quindi, consente di aggiungere una notevole quantità di fibre di lignina (90%) al rifiuto organico urbano, migliorando la qualità del compost finito.

Il sacchetto è dotato di una chiusura ermetica che impedisce alla colla biodegradabile del fondo di aprirsi anche in presenza di forti pressioni e grandi quantità di umido. All’interno del sacchetto viene adagiato un cartoncino che al momento dell’utilizzo viene ribaltato sul fondo. Questo fondello interno consente un maggior assorbimento dei liquidi in sospensione, maggior resistenza del fondo ed una maggiore stabilità del sacchetto aperto. Il problema chiusura non ha bisogno di soluzioni, perché basta accartocciarlo energicamente utilizzando le alette di risvolto.

Infine, questo sacchetto consente un’ottima stampa, con inchiostri anch’essi biodegradabili, grazie alla quale è possibile divulgare tutte le informazioni necessarie ad un suo corretto utilizzo, come la selezione dei materiali organici da immettere oltre che tutti i comunicati sociali che si desidera diffondere.

Il sacchetto Sumus® è già diffuso con successo in realtà quali Roma, Bologna, Torino, Genova, Bolzano, Cuneo, Ancona e Pesaro.

La scelta del sacchetto di carta per l’umido SUMUS

Molti cittadini, che stanno ritirando i nuovi sacchetti di carta SUMUS per l’umido domestico, rimangono un po' perplessi sulla scelta della carta riciclata al posto di quella bioplastica (mater-bi).

Al di là dell’apprezzabile funzionalità del sacchetto, del quale abbiamo parlato in un articolo precedente, in effetti, uno degli aspetti poco rappresentati, nella filiera di gestione del rifiuto umido, è la percentuale di impurezze che giungono con la massa organica all'ingresso dell'impianto di trattamento finale (sia esso di compostaggio o di biodigestione anaerobica e compostaggio).

Tra gli elementi che maggiormente contribuiscono ad aumentare la percentuale di Materiale Non Compostabile (MNC), la plastica (shopper, buste varie) è tra i più rilevanti. Infatti, pur a fronte di un peso specifico ridotto, l'obbligo dell'intervento del gestore d'impianto, per separare tale prodotto non compostabile dalla massa organica, comporta il trascinamento con esso di importanti quantità di frazioni compostabili. L'impiego di bio-plastiche nelle raccolte differenziate non modifica, se non in modo marginale, il quadro. L'utente, infatti, rimasto privo di sacchetti in bioplastica (e questo è un fatto frequente per la debolezza degli stessi, per cui spesso l'utente ne usa due, uno dentro l'altro, per garantirsi sulla resistenza e la tenuta), tende a sostituirli preferibilmente con sacchetti in plastica. Da ciò deriva l’ulteriore confusione.

A bocca d'impianto il gestore, non potendo essere garantito sull'omogeneità della massa di involucri plastici (bio o meno) scarta e smaltisce separatamente tutti gli involucri. In tale operazione viene scartato molto organico perfettamente compostabile. In Piemonte, per tale problema, ci sono impianti che hanno percentuali di scarto del 25-35%. In Toscana siamo su una media del 30%. Adottando un sistema come SUMUS la percentuale di materiale non compostabile risulterebbe solo del 5%.

Il risparmio non è legato solo a questo mancato smaltimento in discarica di materiale processabile, ma anche dall'effettività dell'efficacia della raccolta. Non è infatti giustificabile a livello gestionale che un sistema che spende e fa spendere per attivare la raccolta differenziata dell'umido a monte, deve poi rispendere per conferire in discarica alte percentuali di quanto faticosamente raccolto separatamente.

Può essere interessante sapere che la Regione Piemonte (patria della Azienda leader nel settore delle bioplastiche-mater-bi) ha emanato recentemente una Delibera di Giunta concernente "Criteri tecnici regionali in materia di gestione dei rifiuti urbani”, in cui, per la raccolta differenziata del rifiuto organico umido, invita a preferire involucri in carta rispetto a ogni altro materiale per quanto definito biodegradabile. Ciò non deve stupire in quanto le bioplastiche, indipendentemente dalla loro compostabilità, non possono eludere il fatto di essere confondibili con le plastiche comuni.