REPORT AGE

REPORT AGE
 1) MANOVRA FISCALE E FAMIGLIA

È partita in Parlamento la discussione sulla manovra fiscale bis proposta dal Governo. Per evitare la "stangata" sulle famiglie con figli e per far ripartire il Paese, il FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI insiste su due proposte, che anche l’AGe condivide pienamente:

 revisione dell’ISEE

 Introduzione del Fattore Famiglia

La manovra fiscale, o meglio le manovre fiscali (la prima già approvata in luglio, la seconda discussa in agosto e oggi in Parlamento), colpiscono in modo particolare la famiglia con figli, sia in maniera diretta, con il taglio delle detrazioni per figli a carico, sia in maniera indiretta con l’inevitabile aumento del costo dei servizi alle famiglie (asili, scuole, mense scolastiche, trasporti, … causati dalla progressiva riduzione dei trasferimenti dello Stato a Regioni e Comuni.

Le famiglie con figli quindi pagheranno più degli altri il costo della manovra finanziaria proposta dal Governo ed in discussione ora al Parlamento.

Nel contempo l’ISTAT (luglio 2011) segnala che l’11% delle famiglie vive sotto la soglia di povertà relativa, ma se consideriamo le famiglie con 3 o più figli minori questa quota sale al 30,5%. Inoltre il 4,6% del totale delle famiglie vive sotto la soglia di povertà assoluta, ma se consideriamo le famiglie con 3 o più figli minori questa quota sale all’11,9%.

Sul versante opposto, dai dati della Banca d’Italia (2010) emerge che il 10% delle famiglie più ricche possiede quasi il 45% dell'intera ricchezza netta delle famiglie italiane. Inoltre in Italia i grandi patrimoni sono i meno tassati d’Europa. Ma in momenti di crisi e difficoltà economiche è giusto che chi può dare di più, dia.

Leggete l’intera riflessione del Forum delle Associazioni Familiari nel nostro sito

http://www.age.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=311&mode=thread&order=0&thold=0


2) ABROGAZIONE DELLA FESTA DEL SANTO PATRONO: LASCIATECI ALMENO QUELLA! (riflessione dell’Ufficio Famiglia AGe)

 Nel calendario delle nostre famiglie certamente la festa del Santo Patrono è un appuntamento atteso e vissuto con forte intensità. Inoltre, la ricorrenza rappresenta un momento fondamentale nella vita civile e religiosa della comunità e di grande coesione, da sempre le comunità si riconoscono in antiche e consolidate radici cristiane. Il fatto che sia prevista la chiusura di uffici, aziende, scuole, ecc. consente ai genitori e ai figli di trascorrere una giornata di festa e di serenità nella propria città o paese nel rispetto di belle tradizioni. Sono secoli che la comunità si riunisce nel giorno del Santo Patrono rafforzando la propria coesione e accogliendo i nuovi abitanti. E’ parte integrante della tradizione civica e non solo ecclesiale della comunità. Basta solo sottolineare come in ogni località la chiesa dedicata al patrono sia particolarmente preziosa sotto il profilo architettonico ed artistici, degli ex-voto, ma soprattutto sia meta di tanti devoti. Il Santo Patrono è sentito come parte viva della storia, anche in ragione della particolare protezione assicurata nei secoli alla città e ai singoli. E allora perché il governo, con il decreto legge del 12 agosto scorso, nella prospettiva di risparmiare e lavorare di più, vuole abolire la festa del patrono nella data tradizione e accorparla alla domenica? E' forse quel giorno che fa quadrare il bilancio? Come è stata fermata la scure del governo che in primo momento si voleva abbattere su tre sentite feste civili, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno, ora occorre che sia risparmiata la festa del Santo Patrono. Già la famiglia paga, e tanto, e con la manovra pagherà ancora di più in imposte e per i servizi (scolastici, sanitari, trasporti,ecc)!La motivazione è la necessità di far quadrare i conti? Allora la scure si abbatta innanzitutto e con decisione sull'evasione fiscale, sui privilegi di pochi, sui costi sempre più pesanti per la "casta politica" a tutti i livelli, su tante storture; e per favore, lasciateci la festa del Patrono, momento di unità, solidarietà, e anche festa per una comunità intera e per le famiglie che la compongono.

3) GIOVANI, ALCOOL E DROGA

Un problema a cui sembra non vi sia soluzione, ma su cui noi AGe siamo chiamati a sviluppare e sostenere corsi di formazione e di sensibilizzazione per genitori, docenti ed educatori e promuovere nelle scuole frequentate dai nostri figli attività specifiche sul tema. Di seguito alcune tendenze e problemi … conoscere per capire!

– Nel corso del congresso europeo dei cardiologi fissato a Parigi fra il 27 e il 31 agosto sono stati presentati i risultati del confronto fra farmaci basati sulla molecola anticoagulante

Apixaban e quelli che sfruttano invece il principio noto come Warfarin. Entrambe le tipologie di prodotto mirano al contrasto degli ictus derivanti dalla fibrillazione e l'obiettivo di parte della comunità medica e farmaceutica è puntato in particolare su quei fenomeni di fibrillazione che sono tipicamente indotti dall'abuso di bevande alcoliche.

BINGE DRINKING, LO SBALLO DEL SABATO SERA. Il binge drinking è uno dei comportamenti giovanili di maggiore diffusione e di maggiore pericolo: si tratta di bere almeno 5 alcolici in meno di 2 ore e senza mangiare nulla. Un problema, quello del frequente ricorso all'alcol e delle patologie cardiache a esso correlate, che interessa in Italia fasce sempre più giovani della popolazione. Secondo Antonio Raviele, direttore del dipartimento cardiovascolare dell'ospedale dell'Angelo di Mestre, sono frequenti i casi di «giovani che dalla discoteca vengono portati direttamente in ospedale a causa di una crisi di fibrillazione atriale dopo una sbornia». E 470 mila ragazzi con meno di 16 anni (18,5% dei ragazzi e 15,5% delle ragazze) consumano alcolici smodatamente secondo la tendenza del binge drinking, esplosiva miscela di bevande d'ogni genere, per il puro gusto dello sballo.

SBALLATI PER DIVERTIMENTO O PER STUPIDITÀ? Uso di prodotti chimici insospettabili come i sali da bagno, una generazione di aspiranti suicidi cerca di provare l'estremo mettendo a rischio la propria vita. I sali da bagno sono venduti in tutta legalità in metà stati americani e in molti paesi europei, Italia compresa. Ora sono ovunque oggetto di bando soprattutto perché gli effetti sono devastanti, con febbri altissime, spasmi gravi, pressione alle stelle, allucinazioni e alterazioni di stato di coscienza, episodi di autolesionismo e violenza: insomma, fanno impazzire e uccidono. Le sostanze chimiche colpevoli di questi effetti sono il mefedrone e il Mdpv, simili al principio chiamato cathinion, una droga diffusa in Africa ed Europa. I sali sono venduti sotto forma di polvere bianca e sono fumati, iniettati o aspirati.

EYEBALLING: in Europa l'eyeballing è noto da tempo ed è diffusissimo su internet. A Campo dei Fiori a Roma in questi giorni ne sono stati già segnalati alcuni casi. Nato tra i giovani dei college inglesi si è prontamente diffuso in America: il tam tam sul web è stato inarrestabile, su Youtube attualmente ci sono almeno 700 video con ragazzi che si versano vodka sugli occhi e urlano in preda a un bruciore fortissimo. Chi ha provato ad analizzare questo trend spiega che le ragioni per cui i ragazzi che "bevono" vodka con gli occhi lo fanno perché credono che sia il metodo molto più veloce per ubriacarsi, ritenendo che attraverso il bulbo oculare l'alcol arrivi direttamente nel sangue. I medici condannano senza appello questa pratica: "E' come buttarsi candeggina negli occhi" dicono gli studiosi inglesi. Danni alla vista, bruciore e lesioni alla cornea le conseguenze più normali, lacrimazione, rossore, impossibilità di aprire gli occhi, dipende dalla quantità di vodka. In compenso lo sballo sarebbe come riferito dai medici: "un effetto locale sulle pupille, quindi di forte irritazione ma provoca una distorsione sulle immagini: uno sballo sia visivo che organico. In alcuni casi si può svenire".

BALCONING: il balconing è un fenomeno noto già da alcuni anni a Ibiza e Maiorca, ma esploso durante l'estate 2010. Giovani che dopo una notte a base di alcol e droga si lanciano dai balconi dei loro alberghi per cercare di tuffarsi direttamente nella piscina o di saltare sulla terrazza di un’altra stanza. Spesso il salto finisce male, i giovani si schiantano e muoiono.

– CHOKING: Si tratta di provocare uno svenimento per soffocamento per raggiungere uno stato di euforia. La pratica consiste nel bloccare per alcuni secondi l'afflusso di ossigeno al cervello esercitando una pressione sulla carotide, praticando un 'finto strangolamento'. L'ipossia che deriva dall'azione di soffocamento provoca una temporanea perdita dei sensi, un blackout appunto, cui fa seguito uno stato di stordimento e benessere. I primi casi in Italia pochi mesi fa.

4) RIFLESSIONI SU FACEBOOK

Alcuni spunti molto interessanti ed importanti di riflessione con l’invito a tutti i i consiglieri a sostenere e promuovere attività di incontro e formazione sulla tematica delle nuove tecnologie e dei nuovi modi di relazioni fra i giovani. Nella nostra pagina Facebook http://www.facebook.com/notes/age-associazione-italiana-genitori-onlus/facebook-il-filosofo-inglese-roger-scruton-contro-la-rete-di-mark-zuckerberg-par/283316371682092 abbiamo ripreso alcune provocazioni del filosofo inglese Roger Scruton: secondo Scruton Facebook non è un facilitatore di amicizie e relazioni umane, bensì un luogo in cui i rapporti sociali sono mutuati ed esasperati, in cui si spinge "la gente a mettersi in mostra e, dall'altra parte, a diventare dei 'guardoni' anch’essi di quanti si espongono online". Scruton, che già in altri libri si è occupato del rapporto tra mezzi di comunicazione e religione, e di Internet e terrorismo, investe i social network di una duplice responsabilità: da una parte l’aver stimolato ben oltre il dovuto il livello delle relazioni di amicizia tra le persone in rete, dall’altra l’aver generato solo simulacri di rapporti, la gran parte dei quali fittizi e privi di basi concrete.

E può anche capitare che …  

La spogliano nuda e mettono le foto su Facebook. A 16 anni tenta il suicidio (notizia di Martedí 06.09.2011): L'hanno spogliata in un parco, l'hanno fotografata e poi hanno postato le foto su Facebook. Vittima di una gang di 5 persone è stata una ragazzina di 16 anni. I cinque sono finiti in carcere con una pena totale di 18 anni e mezzo. Le fotografie della ragazza nuda sono state scattate dalla 27enne Victoria Beckford e dal 29enne Sihobhan Vaughan che le ha poi aggiunte al profilo dell'adolescente sul sito di social networking. La 16enne ha tentato il suicidio, non sopportando il peso della vergogna. La vittima era stata presa in ostaggio come punizione per un debito di 50 sterline. Prima di essere portata al parco e denudata i membri della banda l'hanno chiusa in un armadio e poi presa a pugni e frustate con una cintura di pelle.

Un’idea sussidiaria per la conciliazione e l’occupazione femminile


di Emmanuele Massagli

 In Italia è occupata meno di una donna su due. È un dato preoccupante: sono ben 12 i punti di occupazione femminile che separano il nostro Paese dall’Europa. È vero che le donne sono una delle categorie che meno ha risentito della recente crisi economica, ma anche questo dato nasconde la strutturale distanza dal mercato del lavoro. Contestualmente alla perdita del lavoro dei mariti, molte donne, prima inoccupate, hanno deciso di coinvolgersi in un rapporto di lavoro (è “lavoro” a tutti gli effetti anche quello in casa, ma non certamente “rapporto di lavoro”) e questo ha permesso alle statistiche di registrare negli ultimi tre anni una buona tenuta del tasso di occupazione e un innalzamento del tasso di attività.

Si tratta comunque di una scelta di necessità più che l’avvio di un processo culturalmente ed istituzionalmente sostenuto. Non a caso Governo e parti sociali hanno sentito l’esigenza, qualche giorno prima della festa della donna, di sottoscrivere unitariamente delle linee guida a sostegno delle politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro (in Boll. spec. Adapt, 8 marzo 2011, n. 11). L’intesa ha il merito di elencare una nutrita rassegna di buone pratiche che possono diventare un “menù” al quale imprese e sindacati possono attingere perché siano contrattualmente garantite soluzioni di conciliazione. Niente di inedito, ma finalmente una raccolta completa e, soprattutto, riconosciuta dalle parti, delle misure efficacemente messe in campo nelle diverse realtà aziendali. Banca delle ore, tempo parziale, orari di lavoro concentrati, telelavoro, welfare aziendale, formazione per i rientri dalla maternità, congedi parentali ecc. Si tratta di soluzioni che vanno incontro alle necessità della lavoratrice madre, soprattutto per quanto concerne il tempo da dedicare ai figli. Accanto agli espedienti più tradizionali sta prendendo sempre più piede in Italia un’esperienza che gode già di discreto successo all’estero, dove è sostenuta dalle realtà pubbliche locali. Si tratta del fenomeno delle Tagesmutter, una particolare tipologia di nido familiare. Questo modello, che laddove è presente riscontra un crescente successo e una veloce diffusione nonostante la poca nitidezza del quadro normativo italiano, ruota attorno ad alcuni capisaldi che in questo bollettino sono analizzati nel dettaglio. La centralità della casa come ambiente di vita e lavoro dell’educatrice. Il rapporto personale tra bambino, famiglia e Tagesmutter. Il coordinamento delle educatrici per il tramite di enti che garantiscono il supporto burocratico e di psicologi e pedagogisti. La vicinanza territoriale al bisogno.
In questa sede è però ancor più interessante sottolineare alcune particolarità di questo istituto connesse alla promozione dell’occupazione femminile.

La flessibilità degli orari che una Tagesmutter può garantire alla lavoratrice madre non è paragonabile a quanto avviene nei servizi “standard” come gli asili nido. I momenti nei quali si usufruisce dell’educatrice sono decisi dalla famiglia nel rapporto con l’educatrice stessa, senza nessun vincolo esterno (chiusura degli edifici, orario di lavoro delle insegnanti, normativa scolastica ecc.), neanche per quanto concerne il minimo di ore di utilizzo del servizio. Così può capitare che alcune madri chiedano alle insegnanti di lasciare il proprio figlio alle 7 di mattina, mentre altre iscrivano il proprio solo per un paio di ore al giorno, magari per fare “rifiatare” la nonna, impegnata col piccolo nel resto della giornata (il welfare familiare è ancora il primo facilitatore di conciliazione in Italia, sebbene in vertiginosa diminuzione). È evidente che l’estrema flessibilità di ingresso ed uscita “libera” la madre dalla richiesta di permessi di lavoro o dalla scelta necessaria di un’organizzazione part-time. In un certo senso è più facile che l’assistenza del figlio si adatti ai vincoli lavorativi dei genitori che il contrario (come può avvenire in alcuni asili nidi, con la giornata scandita indipendentemente dagli impegni dei genitori). La Tagesmutter è perciò esperienza assolutamente favorevole alla conciliazione tra famiglia e lavoro.

In secondo luogo non va sottovalutata la possibilità, in un contesto di questo genere, di autoimprenditorialità per la donna (anche e soprattutto la “casalinga”). Le educatrici domiciliari sono socie dell’ente che eroga il servizio e passano da una situazione potenzialmente improduttiva a una possibilità di lavoro e di reddito. Diventano una risorsa per tutta la comunità locale. Non solo: la diffusione di questo istituto contribuisce anche a fare emergere quel consistente “nero” che interessa i servizi di cura domiciliare ai bambini (le baby sitter). Quindi, se una donna ha modo di lavorare più serenamente, senza costringere il proprio desiderio di natalità, un’altra ha l’occasione per auto-impiegarsi e conseguire un reddito prima assente. Dal punto di vista statistico: da zero a due occupate, con lo stesso strumento. Risolvendo tra l’altro anche un problema pubblico: è davvero esiguo il numero di posti disponibili negli asili pubblici a fronte di una domanda almeno doppia sul territorio nazionale.

 Ovviamente le potenzialità delle Tagesmutter non sono al riparo da ostacoli che nei prossimi anni potranno frapporsi al loro sviluppo. In primis, probabilmente, l’inquadramento professionale dell’educatrice. Questa, se da una parte è ampliamente formata dagli enti che organizzano il servizio, dall’altra è vero che svolge un mestiere in concorrenza con quello degli asili nido, senza però possedere le competenze richieste all’educatrice di nido. In secondo luogo va chiarita la posizione dell’attore pubblico (il decisore regionale per quanto concerne gli aspetti normativi, quello comunale a riguardo del sostegno e della diffusione) di fronte alle Tagesmutter. Attualmente le opinioni sono diverse sul territorio nazionale, sebbene ormai quasi nessuno neghi le potenzialità positive.

Si tratta, in definitiva, di un servizio effettivamente sussidiario (la scelta dell’educatrice è lasciata alle famiglie) che permette di soddisfare un bisogno effettivo (gli asili nido) che lo Stato non riesce a coprire e permette maggiore conciliazione per la donna che lavora e una possibilità di impiego per chi è a casa o sta cercando un’occupazione che gli permetta il contatto con i propri figli. Chissà che non diventi un’idea per le parti sociali, che in questi mesi stanno riflettendo sulle soluzioni da adottare proprio per sostenere politiche aziendali di conciliazione.

‘Tagesmutter Senigallia’, una risorsa innovativa per tutta la comunità


Dalle Istituzioni regionali finalmente qualcosa si muove. L’Assessorato alle Pari Opportunità ha infatti proprio in questi giorni reso disponibili circa un milione di euro per il potenziamento dei servizi per la prima infanzia, tra cui quello delle “Tagesmutter” (Mamme di giorno).

L’Associazione Genitori è da più di un anno che lavora su un progetto da realizzare localmente, in quanto sostiene che la percentuale del 33% di copertura dei servizi per l'infanzia 3-36 mesi a Senigallia, benché rispettabile, non sia nel breve destinata a crescere più di tanto. Pertanto, ci siamo chiesti come sia possibile rispondere alla richiesta di quelle famiglie che per una serie di motivi non riescano ad entrare nelle strutture esistenti e quindi costrette ad ‘arrangiarsi'. La nostra riflessione si è posizionata, quindi, sulla rete parentale e su quella delle conoscenze familiari che spesso sostengono le famiglie quando i servizi non esistono o non sono ancora sufficienti. Una giovane nonna o una zia, un’amica inoccupata che non ha più figli piccoli da accudire, una conoscente che sbarca il lunario facendo la baby-sitter sono alcuni casi da prendere in considerazione per lo sviluppo di una rete di servizi complementari a quelli già esistenti altrettanto qualificata. La nostra ricerca si è focalizzata, quindi, su esperienze straniere (Tagesmutter tedesca) e di alcune italiane come Trento e Roma dove sono state realizzati micro-nidi domiciliari con la presenza di almeno cinque bambini gestiti da una mamma che oltre a guardare il suo bambino si preoccupa di accudire anche di quelli di altre famiglie. Tuttavia, per partire bene bisogna verificare almeno due cose.

La prima è quella di sapere se vi sono alcune mamme che sono interessate ad un’occupazione che concili lavoro e famiglia; la seconda, è quella di verificare se vi sono mamme che, nella ricerca di strutture e personale qualificato, a cui affidare il proprio bambino, cerchino altre mamme preparate a gestire anche altri bambini in un ambiente domestico, in sostituzione e/o in aggiunta ai servizi attualmente erogati dalle strutture pubblico/private. E questo sarà il lavoro dei prossimi mesi, perché solo con l’ausilio di due questionari, uno rivolto alla potenziale utenza e l’altro indirizzato a quelle mamme realmente interessate a formarsi ed effettuare un servizio di forte utilità sociale, potremo sapere se questo servizio sarà realmente richiesto ed offerto. Il risultato di questa indagine conoscitiva sarà riportato nel corso del primo Seminario sull’argomento che avverrà a meta settembre, in seguito al quale, e ce lo auguriamo, faremo partire la prima formazione per Tagesmutter a Senigallia con l’inaugurazione dei primi nuclei di “Mamme di giorno” per la fine dell’anno. Per avere più informazioni sulle Tagesmutter o su quanto si va realizzando a Senigallia scrivere all’indirizzo agesenigallia@gmail.com .

Una scuola sempre più in salita

Anche quest’anno i tagli inferti dalla riforma Gelmini li stiamo sentendo anche noi, come genitori di questi bambini. Per quanto riguarda le scuole di primo grado anche Senigallia ha avuto un gran da fare per quadrare i numeri degli organici, salvando, con soluzioni anche complesse, plessi e classi di centro e di periferia.

E non si placano nel frattempo le lotte soprattutto del precariato che si vede negare ancora una volta la possibilità di una stabilizzazione. La cosa, tuttavia, di cui siamo maggiormente preoccupati come genitori è la qualità di una scuola che ci dicono in caduta libera. Certo è da apprezzare lo sforzo del Comune, come quello della scuola, che assicurano (quasi) i medesimi servizi dell’anno scorso riservando fondi e, comunque, chiedendo alle famiglie ulteriori sacrifici economici affinché questa qualità venga lo stesso assicurata.

Per inciso, ci riferiscono che gli aumenti delle rette scolastiche erano inevitabili, perché erano la metà della media regionale e che, con gli aumenti comunque, resteranno le più basse. Ma il contraccolpo determinato dalla scomparsa del modulo con l’affermazione del maestro unico sta avendo una ricaduta tangibile sulla qualità dell’insegnamento. Che fare? Qui il pensiero va quasi naturalmente all’idea che la famiglia ha della scuola, ossia di un luogo dove viene erogato un servizio educativo che essa utilizza per un numero di ore sufficienti a coprire il proprio tempo lavoro. Questa idea ormai sembra non reggere più, perché il tipo di legame che la famiglia dovrà stabilire con la scuola deve avere il sapore di una partneriato sempre più importante.

Genitori che si offrono per assistere i bambini nel tempo mensa, genitori che aiutano le maestre durante le gite d’istruzione, genitori che (come è già accaduto) si fanno promotori/organizzatori di iniziative educative sono solo alcuni casi in cui le famiglie potrebbero contribuire a sostenere una qualità che con il nuovo modello è stata mortificata. Concludo con un appello. La qualità della scuola non può più essere una prerogativa esclusiva delle Istituzioni perché riteniamo che le famiglie nell’interesse esclusivo dei propri bambini, e nella generale scarsità di risorse, abbiano il diritto e il dovere di contribuire a risollevare il morale di una scuola palesemente avvilita.

La progettualità complanare, pannolini ecologici e libri di scuola

Lungo le autostrade dei grandi temi quali l’acqua, i rifiuti, l’energia, la mobilità e i trasporti, l’economia e il lavoro, corre la micro-progettualità finalizzata a creare sensibilità, consenso e partecipazione dei cittadini al cambiamento. Facciamo degli esempi.

I pannolini ecologici. Per diminuire i rifiuti generici del 10% si potrebbe passare dall’usa e getta al pannolino riutilizzabile. In effetti, nei primi due anni e mezzo di vita di un bambino si effettuano circa 5000 cambi, pari a 1 tonnellata di rifiuti indifferenziabili. Inoltre, i pannolini usa e getta sono la terza voce in quantità di rifiuti domestici, non sono riciclabili e di difficile smaltimento (500 anni!).

In città nessuna farmacia vende questi prodotti e solo i negozi specializzati in articoli per l’infanzia ne sono forniti per un gruppo sparutissimo di mamme consapevoli che, oltre al beneficio per l’ambiente, possono risparmiare circa 2000 euro in due anni e mezzo. Certamente, il pannolino usa e getta è comodo e veloce e quindi ‘schiodare’ le mamme da questa certezza non è sicuramente impresa facile.

Quindi, serve una campagna informativa che coinvolga tutte le farmacie, gli esercizi specializzati, i pediatri, i consultori e prevedere, come alcune città stanno già facendo, un contributo comunale per l’acquisto di pannolini lavabili di almeno 100 euro l’anno per tre anni. La ricaduta sulle tasche dei genitori che mettono al mondo un bambino, del Comune sullo smaltimento dei rifiuti e dell’ambiente in generale è del tutto intuibile.

Il comodato d’uso dei libri di scuola. La finanziaria di quest’anno prevede la possibilità,  per risparmiare sui libri di testo, di scaricare gli e-book dai siti delle case editrici. Tuttavia, i metodi tradizionali quali l’utilizzo dei testi nuovi o usati rimangono ancora validi (le norme prevedono una sorta di blocco per cinque anni del rinnovo dei testi e delle adozioni). Già l’anno scorso avevamo individuato e proposto alle autorità scolastiche e comunali un servizio che avrebbe permesso agli studenti di “prendere in prestito” direttamente dalla scuola i libri di testo e restituirli quando non sarebbero più serviti. Ma è rimasta lettera morta.

Anche qui una forte intesa tra famiglie interessate, scuola, comune, librerie è necessaria. Naturalmente, i vantaggi sono evidenti come quello di integrare gli alunni svantaggiati, consentendo la fruizione dei libri di testo a tutti gli alunni, senza distinzione, avendoli a disposizione dal primo giorno di scuola o non appena inseriti nella nuova classe (se provenienti da altra scuola); educare al rispetto del libro per il suo riutilizzo da parte di altri ragazzi e quindi educare ad un diverso modo di studiare evitando di prendere appunti sui libri; educare al rispetto degli altri, alla solidarietà ed al senso di responsabilità; educare al rispetto di un bene, la carta, sempre più prezioso e quindi dell’ambiente; venire incontro alle esigenze economiche delle famiglie, soprattutto quelle in difficoltà nel passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria.  

‘A.A.A. mamme di giorno cercasi’

Oggi coloro che non riescono a collocare il proprio bambino fino a 36 mesi in una struttura pubblica o privata sono costretti ad affidarsi alla rete parentale e a quella delle conoscenze familiari.

Una nonna o una zia, un’amica inoccupata che non ha più figli piccoli da accudire, una conoscente che sbarca il lunario facendo la baby-sitter rappresentano un “sommerso” che al mattino consente a tanti genitori di recarsi al lavoro. Naturalmente, parliamo di persone di buona volontà, non professionalizzate, spesso prive di conoscenze in ambito pedagogico, che non possono offrire a questi bambini ciò che invece viene dato regolarmente e con competenza nelle strutture esistenti della città (attività, relazioni, ambiente).

Tutto questo, tuttavia, è ormai superabile e lo hanno dimostrato molte esperienze straniere ed italiane. Nelle Marche la ‘mamma di giorno’ sta diventando una realtà, in quanto per la fine di questo mese è prevista l’inaugurazione un percorso formativo per “mamme di giorno” che consentirà loro di acquisire quelle competenze necessarie per poter avviare un servizio di micro-nido all’interno del proprio appartamento. La presentazione del percorso, pensato dalla Future Consulting di Montecassiano (MC) e dall’Associazione Nazionale DOMUS avverrà nelle giornate del 18-19-20 marzo a Civitanova Marche.

A Senigallia, l’idea di costituire un gruppo di mamme che si rendano disponibili per questo servizio sta crescendo e non vuole essere qualcosa di contrapposto ai servizi tuttora esistenti, bensì di aumentarne la quantità. Pertanto, la domanda che vogliamo rivolgere è: “Sei interessata ad un’occupazione in grado di conciliare lavoro e famiglia?” Con i micro-nidi portiamo la copertura dei servizi per l’infanzia fino a 3 anni dal 33% al 60%!