Men at work: lo stress lavoro-correlato, cosa si sta facendo?


Men at work: lo stress lavoro-correlato, cosa si sta facendo?A partire dal 31 dicembre 2010 è scattato per tutte le imprese pubbliche e private l’obbligo di inserire nel Documento di Valutazione dei Rischi anche la valutazione dello stress lavoro correlato, come stabilito dall’Art. 28 del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, D. Lgs. 81/08.

Lo stress legato al lavoro rappresenta un rischio non certo nuovo per la diffusione che sta assumendo un pò dappertutto, ed è altamente probabile che il fenomeno aumenti in futuro, a causa di alcuni cambiamenti in corso nel mondo del lavoro.

L’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro ha individuato cinque aree di variabili che rendono emergenti i rischi di stress:
1 – utilizzo di nuove forme di contratti di lavoro (contratti precari) e l’incertezza e l’insicurezza del lavoro stesso (scarsità di lavoro);
2 – forza lavoro sempre più vecchia (poco flessibile e poco adattabile ai cambiamenti) per mancanza di adeguato turn-over;
3 – alti carichi di lavoro, con conseguenti pressioni sui lavoratori da parte del management;
4 – tensione emotiva elevata, per violenze e molestie sul lavoro;
5 – interferenze e squilibrio fra lavoro e vita privata.

Quindi è necessario che per valutare e fronteggiare i fattori lavorativi di stress, tutte le aziende analizzino la loro organizzazione secondo un percorso che prenda in esame tutte le variabili sopra indicate in modo da individuare le misure correttive più appropriate ed efficaci.

Ma qual è la situazione sul nostro territorio? In seguito ad alcune interviste effettuate su un campione di aziende di varia dimensione, pubbliche e private, pare che questo documento di valutazione venga vissuto più come un’ennesima incombenza burocratica che come un’opportunità da cogliere con serietà. In effetti, vi è un iter molto preciso che il datore di lavoro deve seguire in collaborazione con il medico competente e i lavoratori o loro rappresentanti.

La Commissione consultiva per la valutazione dello stress lavoro-correlato ha indicato alcune linee guida su come debba presentarsi questo documento:
Una valutazione preliminare che consiste nella rilevazione di indicatori oggettivi e verificabili, appartenenti quanto meno a tre distinte famiglie:

1) Eventi sentinella, quali ad esempio: indici infortunistici; assenze per malattia; turnover; procedimenti e sanzioni; segnalazioni del medico competente; specifiche e frequenti lamentele formalizzate da parte dei lavoratori.

2) Fattori di contenuto del lavoro, quali ad esempio: ambiente di lavoro e attrezzature; carichi e ritmi di lavoro; orario di lavoro e turni; corrispondenza tra le competenze dei lavoratori e i requisiti professionali richiesti.

3) Fattori di contesto del lavoro, quali ad esempio: ruolo nell’ambito dell’organizzazione; autonomia decisionale e controllo; conflitti interpersonali al lavoro; evoluzione e sviluppo di carriera; comunicazione (es. incertezza in ordine alle prestazioni richieste).

Ove dalla valutazione preliminare non emergano elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, il datore di lavoro sarà unicamente tenuto a darne conto nel Documento di Valutazione del Rischio (DVR) e a prevedere un piano di monitoraggio.

Diversamente, nel caso in cui si rilevino elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, si procede alla pianificazione ed alla adozione degli opportuni interventi organizzativi, tecnici, procedurali, comunicativi, formativi, etc. Ove gli interventi correttivi risultino inefficaci, si procede alla fase di valutazione successiva (c.d. valutazione approfondita).

Naturalmente, non appena questa valutazione è diventata obbligatoria, il datore di lavoro si è trovato subito di fronte all’offerta di software, questionari standard, procedure pronte per essere facilmente applicate, nonché proposte ‘chiavi in mano’ di consulenti e società specializzate sulla sicurezza. Ma quello che sta mancando soprattutto è la consapevolezza da parte del datore di lavoro dell’importanza di una valutazione che ben si adatti alla propria realtà aziendale. Infatti, un’analisi ambientale approfondita e aiutata da strumenti di analisi del lavoro e del ben-essere (clima) organizzativo, potrebbero offrire una fotografia più chiara di quelle che sono veramente le cause oggettive e soggettive dello stress lavoro-correlato.