Mamme di giorno, finalmente ci siamo!

L’aspettavamo da un pò ma finalmente è arrivato lo schema di delibera della Giunta Regionale riguardante la disciplina del Servizio sperimentale dei Nidi Domiciliari nelle Marche. Vediamo alcuni aspetti più significativi

Il nuovo servizio prevede la costituzione di una nuova figura professionale: l’operatore/operatrice domiciliare. Per questo servizio sperimentale (l.r 2003 n. 9 art. 2 comma 1 lett. C) la Giunta ha destinato un importo pari a € 1.250.000 per l’erogazione alle famiglie di assegni per l’accesso ai nidi domiciliari, con priorità per quelle con bambini in lista d’attesa sia nei nidi pubblici che privati convenzionati con i Comuni. Per la formazione degli operatori invece sono stati stanziati € 145.418.

Requisiti strutturali. Il servizio si svolge presso l’abitazione dell’operatrice o presso altra abitazione; l’abitazione deve essere completamente a norma (sicurezza fisica, ambientale ed igienica); la superficie minima da assicurare ai bambini è di 5 mq ciascuno e i locali devono essere due: uno per il riposo ed un altro per le attività ludiche; cucina e bagno attrezzati; spazio per gli effetti personali e possibilità di usufruire di spazi esterni messi adeguatamente in sicurezza.

Organizzazione e ricettività. I bambini ospiti non possono superare i 36 mesi. Se vi è un bambino di età inferiore ad un anno, il numero dei bambini complessivamente non può superare il numero di tre. Se tutti superano l’anno di vita allora il numero massimo accoglibile è di 5 bambini. Il servizio va dalle 7 del mattino alle 22 della sera con un minimo di tre ore di attività ed un massimo di nove. Se l’offerta oraria supera le 7 ore l’operatore deve essere affiancato da un altro operatore. L’operatore elabora un progetto educativo del servizio in collaborazione con le famiglie. Il servizio è soggetto all’autorizzazione e all’accreditamento secondo la legge regionale del 2003.

Requisiti soggettivi degli operatori. I titoli che devono possedere le operatrici sono: A) laurea in campo educativo e formativo, dirigente di comunità, maturità magistrale, liceo psico-pedagogico, maturità professionale di assistente per comunità infantili. Inoltre, l’operatrice deve possedere un attestato di frequenza riguardante un corso sull’igiene e la sicurezza degli ambienti, il primo soccorso e la manipolazione degli alimenti. Infine, deve svolgere un tirocinio di 30 ore presso una struttura per la prima infanzia. B) Altri diplomi di scuola media superiore. In questo caso sarà obbligatorio la frequenza di un corso di qualifica di secondo livello con contenuti attinenti al profilo richiesto di 400 ore. Le operatrici devono essere coperti da una polizza assicurativa per infortunio e responsabilità civile.

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Quaderni Age: HBSC e i ragazzi dello ‘schiantino’

Il 2012 non è iniziato bene per una ragazzina di 14 anni, soccorsa la notte di San Silvestro dai sanitari del 118, per essere stata trovata in coma etilico nei pressi di un locale da ballo del lungomare di Marina. Per fortuna se l’è cavata bene, ma ci lascia particolarmente preoccupati la diffusione di questo fenomeno che colpisce soprattutto la fascia di età 11-15 anni.

L’indagine internazionale HBSC (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare) è stata realizzata nelle Marche nel biennio 2009-2010, coinvolgendo anche alcune scuole medie inferiori e superiori della nostra città. Questo studio ha lo scopo di descrivere e comprendere fenomeni e comportamenti correlati alla salute nella popolazione pre-adolescente di 11, 13 e 15 anni, inclusi quelli a rischio, dovuti all’assunzione di sostanze nocive (alcol, fumo, droga).

Per esempio, relativamente al consumo di bevande alcoliche, nei giovani marchigiani si rileva un ‘consumo regolare’ (il consumo di almeno un tipo di bevanda alcolica una volta la settimana) nel 6% dei ragazzi di 11 anni, nel 10% dei ragazzi di 13 anni e nel 28% dei ragazzi di 15 anni.
Questo significa che, secondo i criteri dettati dall’OMS e dall’Istituto Superiore di Sanità, queste singole percentuali corrispondono a bevitori a rischio. Infatti, chi inizia a bere prima dei 15 anni pare che possa sviluppare un’alcoldipendenza in età adulta almeno 4 vote superiore a chi inizia più tardi. Inoltre, circa 1 caso su 5 di intossicazione alcolica acuta, che viene trattato d’urgenza al Pronto Soccorso, riguarda ragazzi di età minore di 14 anni.
Inoltre, sempre secondo i dati dello Studio HBSC a 11 anni il 4% dei ragazzi si è già ubriacato almeno una volta, a 13 anni la % dei ragazzi che si sono ubriacati almeno una volta sale all’8%, a 15 anni la suddetta percentuale sale al 28%!!! (il 72,1% dichiara di non essersi mai ubriacato; il 12,65% dichiara di essersi ubriacato una sola volta; il 10% si è ubriacato dalle 2 alle 3 volte; il 3,1% si è ubriacato dalle 4 alle 10 volte e il 2,1% dichiara di essersi ubriacato più di 10 volte nella vita).

Di fronte a questi numeri crediamo sia doveroso riflettere su quanto si stia facendo per arginare questo fenomeno angosciante. Ad oggi, oltre la famiglia, gli operatori sociali, scolastici e sanitari, sul fronte dell’integrazione e delle sinergie, non è che stiano dando grande prova di sé nel gestire questa emergenza. I nostri ragazzi ci raccontano spesso di come i loro compagni spesso si trovino a vivere queste ubriacature in totale assenza di aiuto, fatta eccezione delle cure del 118 dove devono essere trasportati d’urgenza.

Eppure, vi è un programma suggerito dallo studio citato che porta il nome di UNPLUGGED, che riguarda la prevenzione del consumo di sostanze tramite l’intervento degli insegnanti e che andrebbe attivato in età scolare compresa tra i 12 e i 14 anni.
Tale programma, di cui si sa molto poco, dovrebbe essere realizzato dalla Scuola d’intesa con l’ASUR (dipartimenti per la prevenzione e la dipendenza) e si pone l’obiettivo di:

favorire lo sviluppo e il consolidamento delle competenze interpersonali (‘life skills’);
sviluppare e potenziare le abilità intrapersonali;
correggere le errate convinzioni dei ragazzi sulla diffusione e l’accettazione dell’uso di sostanze psicoattive;
migliorare le conoscenze sui rischi dell’uso di tabacco, alcol e sostanze psicoattive e sviluppare un atteggiamento non favorevole alle sostanze.

Intanto, ma di questo parleremo in un’altra occasione, in quanto tocca l’aspetto repressivo del fenomeno, assistiamo ancora ad un controllo blando sui gestori che continuano a vendere e a preparare drinks a ragazzi ancora privi di ogni buon senso.

La quarta gamba del welfare mix

Il modello senigalliese di Welfare mix descritto dall’Assessore Volpini, in un suo recente intervento, poggia su tre gambe: lo Stato, il Mercato e il Terzo Settore. A suo avviso non avrebbe spazio la quarta: la famiglia, in quanto priva di sufficienti informazioni e conoscenze per valutare i servizi in un’ottica di benessere collettivo.

Partendo dai mezzi di interscambio che i primi tre produttori di servizi hanno allo stato ‘puro’ (il mercato con il denaro, lo Stato con il potere, il diritto e il controllo e il terzo settore con la solidarietà), le reti familiari fondano il mutuo aiuto sulla reciprocità (parentela, amicizia, vicinato), intesa come uno scambio basato sulla riconoscenza. La varietà e la ricchezza di azioni di aiuto, assistenza, educazione e cura di questi soggetti primari indica che la rete del Welfare ammetta a pieno titolo la presenza della Famiglie come interlocutori informati e competenti sui bisogni del territorio. Infatti, se osserviamo come queste famiglie si muovano, non risulta difficile riconoscere che la collettività è pervasa da un sistema di reti che trae linfa dall’iniziativa dei loro componenti, dai loro orientamenti esistenziali, dalle circostanze e sostanzialmente dal loro bisogno. Inoltre, ci sono le reti secondarie che si realizzano per iniziativa di alcuni membri delle reti primarie per rispondere a propri bisogni o per trovare soluzioni a difficoltà comuni senza che esse acquisiscano per questo uno status di natura istituzionali.

Accompagnare stabilmente i propri figli e quelli di altri a scuola (p.e. il Mobility Game promuove la mobilità sostenibile), scambiare in comodato gratuito i libri di scuola (per contrastare il caro testo scolastico), educare le famiglie all’uso dei pannolini lavabili (per ridurre il pesante impatto ambientale di quelli usa e getta), farsi carico periodicamente di approvigionamenti all’ingrosso (favorisce la crescita dei Gruppi d’Acquisto Solidale), introdurre il servizio di Tagesmutter (dà una risposta flessibile alla domanda di nido) sono esempi di come le famiglie siano in crescente movimento…. Quello che noi suggeriamo, onde evitare derive ‘neo-liberiste’, è la promozione da parte dell’Ente di un ‘contenitore’ o di un ‘luogo’ (Consulta della Famiglia o un Forum permanente) che includa sia le reti primarie che quelle secondarie, grazie al quale si possano offrire servizi innovativi rispondenti alle necessità delle famiglie in un’ottica di valorizzazione di tutte le risorse disponibili, offrendo un coordinamento e un’armonizzazione dell’offerta, ma anche uno stimolo per l’attivazione di nuove risposte alle richieste insoddisfatte.

La rete che assume ‘una certa struttura’ permette le sue ‘gemmazioni’ e così da una pianta ne nasce un’altra, e, proprio come avviene in natura, quest’ultima non rappresenta la clonazione della precedente poiché l’attività sarà basata sulle esigenze individuali e si orienterà secondo le necessità locali. Infine, il nodo molto delicato della formazione alla rete delle famiglie che noi abbiamo sempre identificato nelle scuole dei genitori perchè rappresentano le sedi ideali per far sì che si affrontino, oltre alle questioni educative, quei bisogni che invocano ancora una risposta.

Professione Tagesmutter. I risultati del sondaggio sull’utenza

sfondo 2Come avevamo annunciato, nel corso delle ultime settimane abbiamo esplorato la domanda di utenza al momento ignara della possibilità di usufruire prossimamente di un servizio Tagesmutter. Ecco i risultati.

Abbiamo rivolto le domande a tre campioni di utenza potenziale: tutto il personale femminile di un Istituto di Credito, un gruppo di famiglie di una frazione di Senigallia ed uno residente in un Comune dell’interno; altri questionari ci sono arrivati per posta, per un totale di 156. Sotto il profilo informativo abbiamo verificato che circa il 60 % degli interessati non conosce per niente questo tipo di sevizio, mentre la quasi totalità non sa che può includere anche bambini al di sopra dei tre anni. Premesso che la quasi totalità del campione ritiene che la Tagesmutter possa essere una valida soluzione per il tempo lavoro delle mamme, i motivi per cui queste ultime si rivolgerebbero a questo servizio sono due: esigenze di maggiore flessibilità d’orario (47%) ed esigenze pratico-organizzative (52%).

Per quanto riguarda il tempo richiesto per il servizio il 76% risponde che le fasce fino a 3 e fino 5 ore sarebbero quelle più richieste, indicando più un uso integrativo e non sostitutivo degli altri servizi al momento utilizzati. Aggiungiamo che queste fasce oggi vengono coperte con altre figure come i nonni o le babysitter prevalentemente il pomeriggio fino alle 19,00. Alcune curiosità. Tra i motivi per i quali le famiglie sceglierebbero questo servizio non sono mai stati indicati né la rispondenza a particolari esigenze di tipo educativo, né la richiesta di requisiti specifici dell’ambiente domestico in cui la Tagesmutter svolge la sua attività. Superficialità o consapevolezza che le questioni pratiche-organizzative sono più importanti ed urgenti? Nessuna delle due, in quanto la maggioranza delle mamme ha affermato che la conoscenza pregressa della Tagesmutter rimane la migliore garanzia di affidabilità e di qualità educativa del servizio offerto.

Non solo, ma anche la qualità dell’ambiente in cui sono accolti i piccoli fa la sua parte e ve lo testimoniamo con un aneddoto e qualche fotografia. Siamo stati invitati da una mamma che a casa sua si sta organizzando proprio bene: l’ambiente in cui siamo entrati non aveva nulla da invidiare ai servizi nido comunali o convenzionati. Stanze di una casa perfettamente arredate, accoglienti e sicure, che potevano ospitare fino a 5 bambini, in un contesto sociale dove tutti si conoscono e dove le famiglie che hanno figli piccoli non si pongono affatto il problema dell'affidabilità della mamma ospite in quanto la conoscono perfettamente. Tuttavia, con questo non vogliamo sottovalutare l’aspetto professionale del servizio Tagesmutter che rimane una questione di cruciale importanza sulla quale gli organi competenti della regione si dovranno esprimere al più presto. Nel frattempo, stiamo facendo molta fatica a contenere la passione e l’entusiasmo di queste mamme desiderose di investire e di dedicarsi con coscienza e scrupolosità a uno dei servizi più critici e complessi che riguardano la prima infanzia.

La Settimana di Riduzione dei Rifiuti disconosce l’importanza dei pannolini lavabili

La Settimana di Riduzione dei Rifiuti disconosce l’importanza dei pannolini lavabiliE’ evidente che la questione dei pannolini lavabili ormai non interessa nessuno, Assessore alla Città Sostenibile e CIR 33 in primis, vanificando così il nostro tentativo di voler mettere in rete le Istituzioni locali per una diversa strategia d’introduzione nelle famiglie di un prodotto eco-sostenibile.

La settimana di riduzione dei rifiuti, che poteva essere una buon occasione per svolgere ‘l’azione’, è iniziata, infatti, senza che venisse in alcun modo valorizzata e messa a frutto la proposta della nostra Associazione. L’azione, costruita anche grazie al contributo dei servizi di ostetricia dell’ASUR 4, individuava negli operatori delle strutture sanitarie (pediatriche, ginecologiche, consultoriali) ed educative (asili nido) i destinatari della formazione all’utilizzo dei pannolini lavabili. La messe informativa prodotta negli ultimi anni, anche nella nostra provincia (manifesti, siti web, brochure anche plurilingue) sull’utilizzo del pannolino (tipologie, caratteristiche, qualità, modalità d’uso) ha riguardato molto spesso l’utilizzatore finale, ossia la famiglia. Essendo un prodotto ‘sensibile’ che richiede scelte consapevoli da parte dei genitori, si è pensato che l’azione dovesse, innanzitutto, svilupparsi all’interno di quei contesti dove si instaura un rapporto di consulenza sanitaria, psicologica, educativa con le famiglie dei bambini.

Quindi, dal 21 al 25 novembre, l’azione prevedeva la sensibilizzazione e la condivisione di questo prodotto con gli operatori dei vari servizi, organizzando quattro incontri su:
1) Prodotto. Caratteristiche, tipologie, qualità, marchi, prezzi, a cura di un produttore di pannolini.
2) Pannolini e Ambiente. Confronto tra pannolini usa e getta e quelli lavabili. Costi ambientali e vantaggi economici a cura del CIR 33.
3) Il rapporto con i genitori. Consulenza pediatrica, aspetti psicologici ed educativi a cura di un pediatra.
4) Question Time. I genitori rispondono. L’intervento è a cura di una ‘famiglia esperta’.

L’azione, in definitiva, era impostata con l’obiettivo di formare ‘formatori’ competenti, mettendo a disposizione delle strutture socio-sanitarie anche un certo numero di kit di pannolini da poter poi utilizzare nelle sessioni formative dedicate alle famiglie.
Forse non tutti sanno che nei primi due anni e mezzo di vita del bambino si effettuano circa 5000 cambi, pari a 1 tonnellata di rifiuti indifferenziabili. I pannolini gettati rappresentano fino al 10% di tutti i rifiuti urbani e sono la terza voce in quantità di rifiuti domestici; non sono riciclabili e di difficile smaltimento. L’incenerimento dei pannolini comporta l’emissione di gas tossici mentre nelle discariche impiegano circa 500 anni per decomporsi; qui i batteri e i virus presenti possono diffondersi attraverso insetti e roditori o arrivare a contaminare le falde acquifere. Per produrre i pannolini usa e getta vengono impiegati notevoli quantità di prodotti chimici (plastica, idrogel e sbiancanti). Per garantire l’assoluta impermeabilità vengono adottati materiali sintetici che a causa del loro surriscaldamento provocano la sudorazione della pelle e possibili irritazioni ed allergie. Infine, i silicati e i gel super assorbenti danno una sensazione di asciutto che non permette il riconoscimento del bagnato da parte del bambino ritardandone il rilascio.

Tutte queste caratteristiche diremmo negative i pannolini lavabili non le hanno. Infatti, per quanto riguarda lo smaltimento essi possono essere gettati nell’organico essendo completamente biodegradabili, in più quelli lavabili si riutilizzano fino alla loro definitiva dismissione ed addirittura trasferiti ai fratelli nati dopo.

Le Scuole dei Genitori nelle Marche

Blog foto: scuola dei genitori

La Regione quest’estate ha lanciato l’iniziativa delle Scuole dei Genitori, stanziando 200.000 euro per tutti quei progetti, presentati da Comuni ed Associazioni, che ne prevedessero l’introduzione. L’AGE, in collaborazione con il Centro Studi NOSTOS e due Comuni dell’entroterra, con forme e contenuti diversi, ne ha presentati tre.

Il primo, dal titolo LA RETE CHE UNISCE, LA RETE CHE CONFONDE, ripropone l’edizione del 2009 che coinvolse ragazzi, genitori e docenti della Scuola Marchetti. Questo progetto, successivamente, è stato premiato con cinquemila euro dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito del concorso sulla Corresponsabilità educativa Scuola Famiglia.

Le finalità sostanzialmente rimangono due:
-Attenuare il ‘digital divide’, ossia permettere ai genitori di prendere coscienza del fenomeno, perché, considerato che è impensabile demonizzare tali tecnologie, peraltro anche molto coinvolgenti, è indispensabile apprenderle per apprezzarne le potenzialità e ridurne i rischi.
-Creare una sintonia tra Famiglia e Scuola (corresponsabilità educativa) sull’approccio da utilizzare nei casi di eccessiva dipendenza e/o contrastare fenomeni come cyberbullismo, adescamento, o contenuti inappropriati.

Gli altri due, dal titolo I GENITORI A SCUOLA. LA SCUOLA DEI GENITORI, sono più articolati e di durata più lunga, e presentano le seguenti finalità:
-Prendere coscienza del proprio ruolo genitoriale e sviluppare “competenze”
-Sviluppare la rete di solidarietà tra genitori per rompere ‘l’isolamento’ delle famiglie rispetto ai problemi (es. dipendenze).
-Sviluppare la continuità e le coerenze educative tra le famiglie e le strutture educative del territorio (Scuola, Parrocchia, Associazioni sportive, ecc.).
-Verificare la possibilità di costituire “Gruppi di Educazione Genitoriale Permanente in cui i genitori (corsisti) diventano “helpers” o “consulenti genitoriali” per altri genitori.

Le Scuole, che da dieci anni a questa parte l’AGE va proponendo, cercano di evitare che si creino iniziative scollate dal territorio (scuola, parrocchia, associazionismo), cercando di evitare il pragmatismo delle nuove scuole genitori, ossia contenitori di 'istruzioni per l'uso' con nessuna pretesa di continuità e di costruzione di legami significativi tra le famiglie (mutuo-aiuto) e tra queste e l’ambiente in cui vivono.

Dobbiamo effettivamente riconoscere che è la prima volta che un’Istituzione pubblica (Regione Marche) trovi dei soldi per promuovere un’iniziativa così opportuna, e riteniamo che un monitoraggio delle iniziative progettuali sia necessario al fine di offrire alle famiglie le migliori soluzioni formative. Pertanto, auspichiamo che alla fine ci possa essere un momento di verifica e di sintesi, magari con un Convegno, durante il quale potranno essere presentate tutte quelle Scuole che saranno finanziate e realizzate. 

Avviso pubblico per accedere a contributi per servizi socio-educativi per minori

La ProvincProfessione Tagesmutter ia di Ancona ha indetto un avviso pubblico per l’assegnazione di contributi diretti a favorire donne in condizioni di difficoltà economiche in modo da consentirle di accedere a servizi socio-educativi per i minori a loro carico. Questo permetterà una maggiore partecipazione al mercato del lavoro da parte delle donne, consentendo inoltre di migliorare la qualità della vita di quelle che affrontano spesso seri problemi di conciliazione dei tempi tra vita familiare e vita lavorativa.

L’intervento sarà possibile grazie a risorse finanziarie del Dipartimento per le Pari Opportunità della Regione Marche, che le ha trasferite alle Province affinché siano suddivise in proporzione al numero delle donne in condizione di necessità che risultino residenti nei vari Comuni degli Ambiti Territoriali Sociali della Provincia di Ancona . All’Ambito n. 8 di Senigallia (che comprende i Comuni di Arcevia, Barbara,Castel Colonna, Castelleone di Suasa, Corinaldo, Monterado, Ostra, Ostra Vetere, Ripe, Senigallia, Serra de’ Conti) sarà assegnata una somma complessiva pari a 36.164 euro.

Potranno presentare domanda di accesso ai contributi (nel bando tecnicamente definiti come “voucher per l’acquisto”) le donne che alla data di presentazione delle domande rispondano ai seguenti requisiti:
siano residenti nel territorio o svolgano attività lavorativa negli ambiti territoriali di intervento;
si trovino nella condizione di dover assistere figli disabili o figli minori di età non superiore ai 14 anni compiuti;
risultino lavoratrici dipendenti o autonome, anche con contratto di lavoro “atipico” e/o a tempo determinato, inoccupate/disoccupate che abbiano in corso attività di formazione o una Borsa Lavoro o disoccupate (in questo caso dovranno sottoscrivere un “patto di servizio” con il CIOF per la ricerca attiva di un’occupazione). Tali condizioni dovranno essere opportunamente documentate e supportate da una dichiarazione attestante la difficoltà di conciliazione dei tempi di vita e lavoro;
abbiano una situazione economico-patrimoniale calcolata con il metodo ISEE non superiore a € 25.000 per l’anno 2010, come certificato da un Centro di Assistenza Fiscale.

Il finanziamento potrà riguardare le spese sostenute per i servizi erogati e usufuiti nella seconda metà del corrente 2011, all’interno delle seguenti categorie:
frequenza a servizi di prima infanzia (rette e servizi a pagamento per asili nido, centri estivi, attività extrascolastiche e doposcuola, centri ludico-ricreativi, servizi all’infanzia, scuole materne, ecc.. comprese quelle di baby sitting);
integrazioni rette in caso di assenza dai servizi per l’infanzia per malattia documentata;
frequenza di servizi per periodi di vacanze scolastiche, organizzati da soggetti pubblici e/o privati che abbiano come obiettivo la socializzazione e la gestione dei minori nel periodo estivo;
frequenza presso ludoteche, campi scuola, laboratori, di attività strutturate di socializzazione, di occupazione del tempo libero, organizzati da soggetti pubblici e/o privati;
attività di formazione anche culturale o artistica, diversi dalla frequenza di corsi scolastici, per la cui partecipazione le famiglie debbono sostenere il costo dell’iscrizione e/o della frequenza;
accesso a servizi e prestazioni per figli disabili.

Le domande di ammissione ai contributi del bando dovranno essere formulate entro il termine del 15 novembre prossimo e trasmesse esclusivamente per posta con raccomandata A/R alla Provincia di Ancona, Dipartimento 2° – settore 3° AREA LAVORO, via Ruggeri n. 3 – 60131 Ancona.

Per ulteriori informazioni e/o per reperire copia del bando è possibile consultare il sito internet www.istruzioneformazionelavoro.it o rivolgersi alla Provincia di Ancona – Area Lavoro (dal lunedì al venerdì dalle ore 10,30 alle ore 12,30) ai seguenti numeri telefonici: 071 – 5894422/316/426/878. È possibile anche contattare l’Ufficio servizi Sociali del Comune di Senigallia (tel. 071 – 6629276/441) o consultare il sito internet www.comune.senigallia.an.it.