Quaderni Age: ‘Mamme di giorno’ di altri tempi

Riapriamo la rubrica Quaderni Age a ricordi, testimonianze e riflessioni sulle ‘mamme di giorno’ (Tagesmutter). Ci ha scritto una nostra amica, Lucia, che, con molto entusiasmo, segue lo sviluppo del progetto che l’AGE sta portando avanti a Senigallia da qualche mese a questa parte.

Lucia scrive: “Seguo con interesse l’iniziativa delle “mamme di giorno”, che considero una di quelle preziose aperture della politica locale alle esigenze della gente vera, quella che fa i conti ogni giorno con il difficile mestiere di genitore in un Paese come il nostro che considera ancora un fatto privato l’allevamento dei figli. Cosa che non è. Ormai, tutte le più recenti indagini sulla situazione socio-economica delle famiglie italiane concordano nel dire che la differenza la fa il doppio stipendio. Con uno si vivacchia, con due migliora la qualità della vita. Ma il silenzio delle istituzioni è totale e vergognoso, e sempre più donne restano escluse dal mondo del lavoro, o fortemente emarginate, anche per la mancanza di una seria politica a favore della famiglia e a sostegno delle mamme lavoratrici. Senigallia si mostra, dunque, non solo solidale ma soprattutto intelligente nel facilitare questa iniziativa che, come le buone prassi insegnano, potrebbe diventare una esperienza pilota da diffondere ovunque.

“Mamme di giorno” mi fa pensare ad altre iniziative, come la banca del tempo e i nonni-sentinella davanti alle scuole, nelle quali il comune denominatore è la voglia di partecipare, di spendersi in prima persona, e senza delegare terzi, alla costruzione di una rete di rapporti solidali, che contribuiscono a dare più vita e più calore alla propria città. Ma come spesso capita, non si inventa niente di veramente nuovo, nel senso che le novità -e questa lo è- hanno radici antiche, che richiamano alla memoria anni più solidali di questi.

Penso alla mia infanzia. Anni cinquanta. Ricordo uno spazio condominiale che sembrava un miniclub, ma allora certe parole non c’erano ancora, come non si usava dire “animazione”. Ma giravano altre parole, colte di sfuggita tra le chiacchiere dei grandi. Così si sapeva che i genitori di Teresa avevano un negozietto di frutta e verdura, e prima di aprirlo passavano al mercato, ma Teresa, che abitava sul mio pianerottolo, non è mai stata sola. Bussatine leggere con le nocche, e mamma si attivava, Teresa faceva colazione con noi, e poi tutti a scuola. Al ritorno da scuola, io avevo la consegna dell’attesa. Non ti muovere dal cancello -mi diceva mamma- puoi tornare a casa solo con la mamma di Enza o con la maestra Margherita. Nessun altro, solo loro, intesi? Per me era vangelo quello che diceva mamma, avrei voluto dirglielo tante volte, non l’ho fatto mai e un pò ancora mi dispiace…Tornavo a casa con un’altra mamma, tutti i giorni, ed era normale così.

Era questa la normalità di quegli anni, nei quali parole come privacy non erano state ancora inventate, e, a quanto ricordi, neanche certi regolamenti condominiali che sembrano leggi marziali. Non mi sogno di dire che erano tempi più belli. Più umani, penso di sì. Era naturale accogliere i piccoli, e della signora brontolona dell’ultimo piano si sussurrava che non le piacevano i bambini, tanto che le mamme usavano un tono solenne, come per raccontare un fatto assurdo. Come si poteva non accogliere i bambini?

Nel cortiletto interno l’osservanza del rispetto per il riposo pomeridiano degli anziani era un allenamento all’uso della libertà, e se una mamma era più carente in educazione civica e mandava giù i bambini in orari inopportuni, ci pensavano altre mamme a dire quelle quattro paroline che educavano al vivere sociale. Ricordo un pomeriggio di silenzio, tutti noi, bambini e bambine, seduti sulle scale a parlare sottovoce, in terra i giocattoli fermi. Al terzo piano quel vecchietto che fischia sempre, quello col cane, sta molto male. Le mamme ci hanno raccomandato di non fare chiasso. Lui riposa, aspetta il suo angelo custode. Ci raccontammo, quel pomeriggio, storie di angeli custodi, mentre ogni tanto, da una finestra, si affacciava un angelo per noi. Perché ricordo tutto questo? Perché “mamme di giorno” mi ha aperto una stanza della memoria che visito sempre volentieri, quella stanza che sa di pane e marmellata, di profumo di fresco,di guance arrossate dal gioco, e soprattutto, di mamme che vogliono bene non solo ai loro bambini.

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