Nidi Domiciliari. Perché lavorare a casa?

prossima aperturaSecondo recenti dati ISTAT le casalinghe in Italia sono quasi 5 milioni ed un milione e ottocentomila sono al disotto di trentacinque anni. Manca il lavoro? C’è assenza di servizi per cui molte donne sono costrette a sacrificarsi per accudire bambini ed anziani? Oppure sta diventando una scelta professionale?

Nel corso dei colloqui individuali che l’AGE sta effettuando al fine di esplorare le motivazioni ad intraprendere l’attività di operatore di nidi domiciliari, figura di recente introduzione nella nostra realtà marchigiana, emergono tutti e tre questi punti interrogativi.

Ci sono persone che hanno deciso di perdere il lavoro piuttosto che ‘girare’ lo stipendio a baby-sitter, badanti o assistenti domiciliari, ritenendo che darsi da fare in casa è forse, loro malgrado, la soluzione più economica. Altre persone, invece, in relazione ad una personale motivazione per la cura dei bambini, rivelano il desiderio di un’auto-realizzazione che non si è raggiunta in altri contesti lavorativi a causa dell’estrema precarietà dei rapporti di lavoro (aumento di 6,5 volte dei contratti a chiamata dal 2008 al 2011) spesso anche inferiori ad un mese. Ed infine, ci sono donne che stanno scegliendo consapevolmente di fare una scelta professionale all’interno delle mura domestiche per occuparsi dei propri figli e di quelli di altre famiglie. Buona cultura, età media 35 anni, non sempre coniugata o con figli, titolo di studio spesso attinente alla qualifica da conseguire, motivazione forte ad organizzare il proprio domicilio per renderlo adeguato alla compresenza di 5 bambini, sono alcuni elementi di questo nuovo profilo professionale che si sta imponendo nella nostra realtà.

Noi siamo convinti che questa sia una scelta importante perché contempera da un lato le esigenze di affermazione di uno status professionale (in casa propria) e dall’altro incoraggia la possibilità di contribuire economicamente al menage familiare. Ma c’è dell’altro. Le donne che sussidiariamente offrono servizi di ospitalità ai piccolissimi, fino all’altro giorno di esclusiva pertinenza di Enti pubblici o privati, (i quali purtroppo si sono dovuti fermare a quel famoso obiettivo di Lisbona di copertura del 33%), potrebbero aiutare molte mamme a recuperare quella giusta tranquillità nel lasciare i figli a persone qualificate e di fiducia. Di conseguenza, abbiamo apprezzato come il Comune di Senigallia abbia ritenuto utile avviare uno studio/ricerca al fine di verificare la possibilità di introdurre anche nella nostra città, in via inizialmente sperimentale, nuove forme di erogazione dei servizi alla prima infanzia, come ad esempio i micro-nidi (delibera consiliare del 25/5/2010 n. 58)

Per coloro che fossero interessati ad avere informazioni più dettagliate su formazione, organizzazione e gestione del servizio di nido domiciliare sono pregati di contattare la segreteria CIDI di Senigallia (Tel 071 6607822- Sig.ra Valeria) al fine di prendere un appuntamento.

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Progetto ‘Educare non punire’. Il parere dell’Associazione Genitori

a mani fermeIl Progetto, finanziato dalla Commissione Europea e coordinato da Save the Children Italia, con la collaborazione dell’ANPE (Associazione Nazionale Pedagogisti) e della SIP (Società Italiana di Pediatria), è stato presentato sabato pomeriggio a Senigallia. Elena Siano, Vice Presidente dell’AGE, esprime alcune considerazioni in merito.

Quali sono le finalità del Progetto? ‘Educate don’t punish’ ha come finalità quella di proteggere i bambini dalle punizioni fisiche o corporali e dalle altre forme di punizioni umilianti e degradanti in tutti i contesti, compreso quello familiare, promuovendo la genitorialità positiva.

Il Progetto sembra essere molto chiaro in questo, ‘niente più schiaffi’in casa? Le punizioni corporali nei confronti dei bambini in ambito familiare non è espressamente vietato per legge, mentre in Svezia è addirittura vietato dal 1979 ed in Romania dal 2004. Pare, comunque di si, lo schiaffo lascia un segno che non è solo fisico ma soprattutto emotivo e può rendere difficile la relazione tra genitore e il bambino e in taluni casi comprometterla. Ma io non sono totalmente d’accordo.

In che senso, fa delle eccezioni? Secondo me, qui si fa confusione tra episodicità del gesto e maltrattamento reiterato, quindi di abuso. La tendenza a considerare il gesto violento come deprecabile in tutte le situazioni mi sembra eccessivo. Lo schiaffo va sempre contestualizzato e non lasciato carente di verbalizzazione, con una ripresa successiva del dialogo quando le acque si sono calmate. Certo, lo stress, determinato dal superamento del lecito da parte dei bambini, può provocare lo scatto di rabbia che non è assolutamente patologico, anzi, definisce esattamente quali sono i limiti del tollerabile. L’autorevolezza non va mischiata con l’autoritarismo che invece tende a ridurre eccessivamente la libertà dei bambini.

Eppure, dalla ricerca che è stata fatta con i pediatri, primi consulenti genitoriali, risulta che lo ‘schiaffo non finisce mai’…Effettivamente la posizione dei pediatri mi sorprende. Le racconto un aneddoto del mio vissuto. Il mio pediatra, di origine campana, amava riassumere lo stile educativo in un motto: “Mazz’ e panell’ fann’ e figl’ bell” ossia bastone e pane fanno crescere bene i bambini. Molti di noi sono cresciuti con questa consapevolezza e non credo che gli schiaffi ci abbiano mai fatto del male. Certo, rimane l’amarezza di aver perduto il controllo ed aver alzato le mani, ma i bambini non credo che ci giudichino violenti per questo. Tutto dipende da cosa succede dopo lo schiaffo.

Insomma, vale la vecchia scuola di pensiero…. Importante è capire di cosa stiamo parlando. Situazioni di coniugalità difficile, di isolamento sociale e culturale, di indigenza economica, carenza di informazione e di esperienza genitoriale positiva effettivamente possono determinare lo scarico delle tensioni sui minori con danni anche permanenti. Questi casi bisogna monitorarli con regolarità e competenza grazie alla rete delle famiglie e dei servizi; ma se una coppia di genitori, magari alle prime armi con l’educazione dei figli mi domandasse un buon consiglio per arginare la perseverante disubbidienza, non esiterei a tirar fuori dalla casetta degli attrezzi un energico e sonoro ceffone.